domenica, 13 settembre 2009
20:59

Il primo amore è uno, è inutile, e quanto torna fa il botto. Soprattutto quando già lo credevi morto e sepolto, e perso. Invece te lo trovi davanti a sorpresa ringiovanito, proprio come te lo ricordavi. Cos'altro puoi fare, se non perdonare ogni torto subìto, dimenticare quel che ti aveva portato via da lui e semplicemente lasciarti andare? Perché in fondo, nonostante la rabbia, non aspettavi altro.
Sono sola dentro all'Estragon, e sono pure insieme alle persone (poche, per la verità, sono altri tempi da quando per loro si era stretti, stipati fino al fondo del locale) che si vede sono felici come me, e urlano "Bentornati". A un certo punto mi sono dovuta allontanare dai miei accompagnatori per entrare dentro, in mezzo ai "veri fan". A quelli che erano felici come me.
Alla fine, urli fino a perdere la voce, applausi fino a farsi male alle mani, perché in qualche modo dobbiamo pur farglielo capire che rivederli è bello. E lui ringrazia, e si vede che è bello anche per loro.

E poi il buio
A fior di pelle
Uno
Festa mesta
Sonica
Nuotando nell'aria
Impressioni di settembre
Canzone ecologica
Bellezza
Questo e altro
La canzone che scrivo per te
Come stavamo ieri
Ape regina
Grazie
---
Primo maggio
Canzone di oggi
Cara è la fine
---
Amen
Ineluttabile

(mi mancava solo una mano da stringere forte, di qualcuno che sarebbe stato felice come me)

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lunedì, 10 agosto 2009
17:26

Appena 4 giorni e già è tornata la normalità. Niente più strana sensazione svegliandomi in camera mia da sola, senza Qualcuno da gratticchiare accanto. Eppure riguardando le foto, o anche solo ripensandoci, è ancora così vivido e presente. E finito, in senso bello, racchiuso, perfetto, che una goccia in meno sarebbe stata poco e una in più troppo.
Il Royal Mile e il castello di Edinbra, Edinbra che col crepuscolo è tutta un’altra cosa. Leith e le storie che racconta Irvine Welsh, che rilette ora fanno tutto un altro effetto. Infiniti campi con pecore e mucche al pascolo, belare alle pecore (io) che fanno pipì dallo spavento, esaltarsi (tu) per le mucche pelose. Melrose Abbey col sole, la Scott’s view, Dunfermline. Il Fife, i paesini sul mare che spuntano all’improvviso. Fare mille foto a tutto (tu). Le foto che non potrebbero mai rendere giustizia. I B&B, la svolta dopo il Belford hostel, cercare vacancies, sdraiarsi sempre su letti diversi, sempre stanchi e contenti, colazioni abbondanti, la signora cara di Lochcarron, il piccolo paradiso di Stromeferry. St. Andrews, Aberdeen, Aviemore, Inverness, Ullapool, Stirling e tutte le cittadine graziose o meno che non possono mai reggere il paragone con i paesaggi. Toccare l’acqua dei laghi, del mare, dell’oceano. Glamis castle e venti foto tutte uguali. Dunottar castle, che per primo ci ha veramente lasciati senza parole. Crovie, ostinata, aggrappata non si sa come ad una striscetta di terraferma. Guardare Highlander e Braveheart in terra madre (…). Loch An Eilean, il primo vero lago fra i mille che incontriamo. Ogni sera, fare il resoconto delle cose viste e il programma per il giorno dopo, guida e TomTom alla mano (tu). L’Highland Wildlife Park (eeh così…). Inventare i nomi dei laghi e fregarti (io). Fotografare ogni cimitero (tu). Le Foyer Falls e poi, finalmente, Loch Ness, e avere paura di essere mangiati dal mostro (tu). Arrabbiarsi per le pizze col pepe sopra (io). I delfini del Moray Firth. La strada per Kylesku. Le foto alla Trainspotting (tu). Leon, la più cara e fica macchinina di tutta la Scozia. Loch Torridon, la fatica (tua) per arrivare su a vedere il lago più bello. Skye. Le sabbie bianche. Le escursioni. La fissazione per William Wallace (tua) e il Wallace monument. Le tre cose in croce da vedere a Glasgow, e lo shopping (io). L’amuchina e le salviette. Tesco. Il riso precotto da scaldare nel microonde. Cantare Papa-Paparazzi, la canzone della vacanza. Cucinare la pasta al tonno per me (tu). Dormire 10 ore a notte. Fare l’amore in terra straniera. Guidare attraverso il paese per 1468,2 miglia (tu). Soprattutto, i grandi spazi.
In Scozia non hanno il bidè. In Scozia non hanno neppure il miscelatore, nei lavandini ci sono due rubinetti, uno per l’acqua ghiacciata e uno per l’acqua bollente. In Scozia non hanno idea di come si mangi. In Scozia la prima radio nazionale passa sempre gli stessi 20 pezzi, tutto il giorno. In Scozia fa freddo e piove ogni giorno ma soprattutto a caso. In Scozia, comunque, dalla nostalgia tornerei anche subito.

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domenica, 12 luglio 2009
19:11

Visto che c'è una sola persona che mi legge (inutilmente) ogni mattina, e che non ho bisogno di un blog per parlare con questa persona, e che mi fa tristezza che l'ultimo post risalga a Natale, e che non ho nulla nulla da dire, ho istinti omicidi verso il blog. Che non ha fatto nulla di male se non essere inutile, e non che questo sia un motivo sufficiente per uccidere qualcuno (anche se forse sì), ma mi deprime, odio lasciarlo agonizzante e non so come rianimarlo (e forse non lo voglio nemmeno).
Così il mio lettore invisibile avrà meno cose da controllare la mattina appena sveglio, e più tempo per studiare. ;P

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mercoledì, 24 dicembre 2008
23:59

Bella tristezza essere a casa da sola (o praticamente sola, visto che tutti dormono da un pezzo) la vigilia di Natale, mentre tutti sono fuori... proprio triste.
Tanto più che ci tenevo tanto, che adoro le lucette, adoro l'atmosfera, adoro andare in giro pochi giorni prima, adoro sentirlo.
Farei così volentieri a cambio con il giorno della recita dell'asilo, della festa con i genitori alle elementari, pure con la messa di mezzanotte... qualunque cosa pur di respirare un po' di spirito natalizio. Qualunque cosa pur di non essere sola (e sentirmici proprio) mentre tutti si scambiano gli auguri e si vogliono bene. Vorrei ancora viverlo come facevo da bambina, esserne solo intensamente, sinceramente, ingenuamente felice per un intero giorno.
Invece sono convalescente e non posso prendere freddo, invece c'è grossa crisi e niente regali, nemmeno uno piccolino, invece il massimo di "natalizio" che mi sono concessa è stato guardare Nightmare before Christmas accasciata sul letto alle 3 di pomeriggio (emozionandomi alla prima scena perché non lo vedevo forse da un anno e piangendo come una fontana alla fine - sic!).
Ah sì, sto pure ascoltando canzoncine natalizie dall'ipod per non svegliare nessuno, ma mi sento comunque come se fosse il 4 gennaio: un giorno fottutamente freddo e fottutamente inutile.

edit (25/12/08 1.10):


"Santa baby, just slip a sable under the tree, for me
Been an awful good girl
Santa baby so hurry down the chimney tonight

Santa baby, a '54 convertible too, light blue,
I'll wait up for you dear
Santa baby, so hurry down the chimney tonight

Think of all the fun I've missed,
Think of all the fellows that I haven't kissed
Next year I could be as good
If you check off my christmas list

Santa honey, one little thing I really need, the deed
To a platinum mine,
Santa honey, so hurry down the chimney tonight

Santa baby, forgot to mention one little thing, a ring,
I don't mean on the phone,
Santa baby, so hurry down the chimney tonight"

Parole sante!!!

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domenica, 07 dicembre 2008
20:55

Pensavo di non essere in mood da Afterhours ma in realtà non esiste "non essere in mood da Afterhours". Tutto sommato stasera ci staranno bene. Urlare fa sempre bene. Mandare affanculo fa sempre bene. Ho un bel po' di arretrati.

Porco cristo offenditi, c'è una dote che non hai, non è chiaro se ci sei

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venerdì, 05 dicembre 2008
00:42

Sarebbe stato il caso di dirlo piuttosto chiaramente: non mi frega nulla della cena di classe. Tantomeno dell'"ape" con i compagni delle medie (se non ci si vede da 10 anni un motivo ci sarà pure).
Finisce poi che si arriva in orario e ci si ritrova ad aspettare per mezz'ora in due, innervosite ché si sperava finisse in fretta. Il tutto perché, sebbene non mi fregasse nulla, non volevo passare per la stronzetta snob della situazione.
Scrupolo che evidentemente mi sono messa solo io, visto che ci troviamo in otto. Prendono la parola (e non la mollano più) le ipersocievoli (diversamente le avrei chiamate ai tempi delle medie, ma ora hanno messo la testa a posto), parlando a raffica del loro lavoro (mentre io a raffica penso "sticazzi") e di cose troppo intime per essere raccontate a gente che non vedi da anni, mettendomi quasi a disagio. Vabbè, arrivano finalmente quelle porzioncine di cibo inutili e poco igieniche che si consumano durante gli aperitivi e mi concentro su quelle, che sono poi la mia cena. Finché finalmente giunge un'ora legale per fuggire. Ciaociao-bacibaci-civediamotraaltridiecianni a tutte. Tranne due. "Il tuo numero è ancora quello?" "Magari ci sentiamo, non dico nei prossimi giorni ma nei prossimi mesi, mi farebbe piacere". Magari sì, dai, non tutto è sempre da buttare.
Già che ci siamo, per coronare la faccenda, torno a casa e mi ascolto i Lunapòp. Con gusto.

Tutto sommato ho fatto un po' di casino. Sembro smaronata ma non è vero.
Oggi ho riempito di coccole il cane nuovo: è inutile, anche se sarà tutto un casino non posso non volergli bene. E poi per non fare ingelosire nessuno ho strapazzato pure cane n.1 e la micia. Anche se a leggere sopra non sembrerebbe, sono tutta coccolosa e zuccherina e tanto contenta.



"Got brass in pocket
Got bottle I'm gonna use it
Intention I feel inventive
Gonna make you, make you, make you notice

Got motion restrained emotion
Been driving Detroit leaning
No reason just seems so pleasing
Gonna make you, make you, make you notice

Gonna use my arms
Gonna use my legs
Gonna use my style
Gonna use my sidestep
Gonna use my fingers
Gonna use my, my, my imagination

cause I gonna make you see
There's nobody else here
No one like me
I'm special so special
I gotta have some of your attention give it to me

Got rhythm I can't miss a beat
Got new skank it's so reet
Got something I'm winking at you
Gonna make you, make you, make you notice

Gonna use my arms
Gonna use my legs
Gonna use my style
Gonna use my sidestep
Gonna use my fingers
Gonna use my, my, my imagination

cause I gonna make you see
There's nobody else here
No one like me
I'm special, so special
I gotta have some of your attention
Give it to me
cause I gonna make you see
There's nobody else here
No one like me
I'm special, so special
I gotta have some of your attention

Give it to me"
Brass in poket - The Pretenders

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martedì, 21 ottobre 2008
22:57

C'è bisogno che io scriva qualcosa di nuovo.
Ho cancellato 10 righe di incipit perché erano ridondanti. In poche parole (poche perché non ho molto da dire in realtà) bisogna che prenda le distanze dalle ultime cose che ho scritto. Non me le ricordavo, e non mi piace arrivare qui e trovare come ultimo lascito delle sensazioni così brutte e sbagliate.
Non ho voglia di dilungarmi sulle cose che ho fatto e sto facendo perché più o meno tutti quelli che leggono questo blog sanno che ho ricominciato a studiare, che non è fatto importante in sè ma lo diventa solo se visto nell'insieme.
Dentro all'insieme c'è anche il fatto che ho deciso di dare una seconda possibilità a tutti, e anche una terza e una quarta se necessario, di ripartire da zero ogni volta, per nessuna ragione specifica, solo perché fidarsi ciecamente di un istinto da animaletto troppo selvatico non mi ha dato grandi soddisfazioni.
C'è una sola cosa importante in questo preciso istante (è bello che stia scrivendo proprio ora perché magari domani non sarà più così, ma è lo stesso) ed è una sensazione non facilmente descrivibile ma bella, piena, rotonda, che prende dentro tutto e parte da me e solo da me. E anche se non si capisce nulla non so dirlo meglio, perché provandoci la consumo e non voglio. So solo che mi fa sperare di raggiungere la completezza a cui miro, presto.


"Frantumare le distanze. Superare resistenze.
E riconoscersi per creare. Camminare senza chiedersi perché.
Il tuo viso le mie mani sono la stessa gioia immensa
È luce invisibile da succhiare. Camminare senza chiedersi perché
E fermarsi un istante per considerare
che il respiro è un dettaglio che ci rende uguali
Come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare e si infrangono
Frantumare le distanze. Superare le esistenze
E riconoscersi per creare. Camminare senza chiedersi perché
E fermarsi un istante per considerare
che ogni istante si scioglie in quello a venire
Come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare
e si infrangono"
Paolo Benvegnù
(in loop da mezz'ora)

[molta voglia di rivedere Paolino Benvegnù. e sabato vedrò i Ladytron e sono più che carica. e a giugno vengono i Depeche Mode e voglio, devo esserci]

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sabato, 16 agosto 2008
19:09

Avrei voluto scrivere della gita, di quanto mi abbia resa felice e di come, vestita da bimbetta, ascoltando le sigle dei cartoni, mi sia sentita ancora la stessa undicenne che andava in vacanza a Gaggio Montano, traviata per sempre, irrimediabilmente, da piccoliproblemidicuore, che per la mia formazione da Cenerentola immaginaria era l'equivalente infantile dei telefilm di oggi.
Mi vorrei soffermare sulle serate passate a riscoprire l'innegabile genialità degli 883, che ascoltati a 9 anni erano vera trasgressione perché dicevano le parolacce, e adesso è sorprendente quanto avesse ragione Max, e anche vagamente deprimente sentirsi calzare a pennello le parole del numero uno tra gli sfigati. E "sfigato" non è in senso dispregiativo ma è un semplice dato di fatto: a livello di tematiche e approccio alla vita, Max è sfigato - sono certa che questo Oscar lo capirà. Basta un pezzo qualunque, basta La dura legge del gol (che, ascoltandola in questo preciso momento, scusate forse bestemmio, ma non ha un inizio vagamente marlenekuntz?), Gli anni, Con un deca... una a caso, et volià, non può essere stata scritta che da un perdente totale. Unica pecca, sono fallimenti troppo tipicamente maschili, perché non esiste un Max Pezzali donna?
Vorrei che le sensazioni belle potessero impregnarmi come riescono a fare solo quelle brutte.
Se mi concentro su qualcos'altro mi dimentico che 10 minuti fa ero aggrappata alla paura di perdere, all'idea che le persone che ho vicino si stancheranno perché "solare e amichevole" batte "intelligente" 10 a 0, e non so cosa ci sia in me da tenere, pure vittimista. So che se fossi fuori di me, non mi sceglierei mai.

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venerdì, 01 agosto 2008
21:11

Canzoni così precise, che si infilano esattamente negli spazi lasciati liberi dai miei pensieri e ci si incastrano alla perfezione, come tessere di puzzle, mi fanno sentire meno sola. (ok, ok, sono emo)
È sempre un po’ strana, comunque, l’impressione che qualcuno abbia scritto le stesse cose, identiche, che avrei voluto scrivere io, ma meglio, con le parole più giuste, quelle che io non sono capace di mettere una dietro l’altra per dare un senso anche ai miei sentimenti egoisticamente infantili, o ingenuamente (e cocciutamente) romantici. Solo, preferivo quando erano i Depeche Mode di See you e i Blondie di I touch myself alla tristesse infinita di Lene Marlin e Anna Ternheim.
Il mio problema è che continuo ad essere come Carrie (sì, ancora come lei, - quanta monotonia - ma senza favolose Manolo Blahnik ai piedi e senza l’incredibile armadio gigante e senza Big da rincorrere per sei stagioni prima di farsi portare all’altare): “I am someone who is looking for love, real love: ridiculous, inconvenient, consuming, can’t live without each other love”. E soprattutto continuo a dare prova di essere una dannata chick lit victim.

He better be someone special
He better be coming very soon
He better be for real this time
oh I know it always must with you



(consiglio musicale di oggi, per sentirvi esattamente come me: Anna Ternheim; per spararvi direttamente puntate su Me and you, possibilità di fallimento sotto zero)

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mercoledì, 16 luglio 2008
02:28

Stavo scrivendo un post e il mio pc si è spento e riavviato da solo, forse non approvava. Io insisto.
Non mi va di riscrivere perché devo metter giù ste cose prima che il ronzio fastidioso copra tutto, o di dire che il concerto in sé non è stato da 10 perché il suono era così così, io ero troppo lontana e nervosa, il pubblico era moscio e inutile e non ballava, non cantava, non si muoveva e dubito respirasse. Io ero sola e mi bastava quello. Ho scaricato tutto addosso a loro, bang bang bang, un intero caricatore di tensione e ansia. Mi sono lasciata investire e l’impatto invece di rompermi le ossa mi ha rinvigorita.
Non mi va proprio di riscrivere tutto anche perché sono le 2,14, sono stanca e comunque non me lo ricordo. Mi ricordo Paul Banks, mi ricordo che guardava nella mia direzione e anche se so che non poteva vedermi mi piace essere una sciocca bimbetta che si scioglie in sciocchi pensieri.
Paul Banks è uno di quegli uomini che fanno quasi male, al pensiero di non poterli mai avere. Non so perché ma sono in qualche modo ossessionata dalla bellezza, non quella abbronzata e tonica da palestra lampada e olio, ma quella che esce da qualche altra parte, dal modo in cui uno si muove, si veste, parla, o semplicemente occupa lo spazio. In via di estinzione, questa bellezza, è commovente, ipnotica, e io vorrei nello stesso tempo avvicinarmi e essere così.
Alla fin fine non ho detto niente sul concerto. Il concerto è stato come stucco a riempire le crepe, che come similitudine non è delle più poetiche ma rende bene l’idea. C’est tout.

Control me, console me 'Cause that's just how it should be done.

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mercoledì, 02 luglio 2008
19:06

Fondamentalmente le scelte erano due: svegliarmi con un coltello piantato nella schiena oppure no. (E non è proprio così scontato che avrei scelto la seconda)
Ma si dà il caso che il coltello sia segno tangibile di irrimediabilità, resa, sconfitta, perdita. Questa volta non andava bene, per nulla, è inutile, non era adatto. La rassegnazione, semplicemente, non esiste. Fosse stata una qualunque stronzata, un qualunque sentimento negativo, una qualunque persona probabilmente mi sarei pianta addosso per settimane.
Invece no. Punto i piedi come una mocciosa e tu, Tristezza, non mi porterai proprio da nessuna parte. Gnègnè.
Stavolta sarò forte, nemmeno potete immaginarvelo quanto so essere forte.

Now don't drown in your tears, babe
Push your head towards the air.
Now don't drown in your tears, babe
I will always be there.


P.s. Non che questa precisazione sia necessaria, ma il coltello è metaforico...

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giovedì, 12 giugno 2008
23:00

ovvero Love and the City (attenzione: spoiler - giusto un pochino)

Il lieto fine. Il dolce, meritato, sudato, agognato lieto fine. Era quello che tutte volevamo, che tutte aspettavamo, e che tutte sapevamo sarebbe arrivato, perché era giusto così. Persino se di solito ci trastulliamo tra coppie orientali legate da un filo rosso, ladruncoli francesi che finiscono morti sull’asfalto per colpa di un’americana stronzetta, bionde sorelline che si danno alla canna del gas, e ci piace tanto, e facciamo le dure e le intellettuali, volevamo che Lei alla fine fosse felice. Noi saremmo state già tanto contente se fosse finito tutto nel 2004, con Big che va fino a Parigi per riportarla a casa, dirle “È te che voglio”.
Non una cosa qualunque. È-te-che-voglio.
Mi immagino milioni di mocciose come me, in pigiama, abbracciate ad un barattolo di biscotti (o gelato, o nutella) e gli occhi lucidi lucidi, con un lacrimone impertinente che per primo osa sfidare la nostra resistenza, anche se ci ripetiamo “non piangere non fare la sciocca è solo un telefilm e comunque cosa piangi che sta andando tutto così bene che meglio non si può”, l’imbarazzo anche se non c’è nessuno a giudicarci, perché “daimò, non è da me”, eppure si aprono i rubinetti e giù a fiumi tanto da annebbiare la vista. Forse, e dico forse, ci scappano anche un paio di singhiozzi, soffocati per non farsi sentire ché sarebbe proprio troppo per il nostro orgoglio essere beccate piagnucolanti davanti alla tv.
Piangiamo per la fine, piangiamo per loro che vivranno sempre felici e contenti, ma soprattutto piangiamo per noi stesse. Perché vogliamo bene a Carrie come se fosse un’amica eppure (o proprio per questo?) la invidiamo disperatamente.
Succederà mai a noi? Questa è la cosa che ci fa piangere veramente: non sapere se qualcuno ci amerà mai così, se avremo il nostro lieto fine, se arriverà per noi mr. Big. E così ci sciogliamo in rivoli di insicurezza e pateticità e paura di essere sole e un sacco di altri sentimenti oh! così tipicamente femminili.
(forse avrei dovuto usare la prima persona singolare per non sembrare eccessivamente e brutalmente antifemminista)

Ho bisogno di sapere che siamo ancora io e te. (Mr. Big)

Carrie & Big

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giovedì, 05 giugno 2008
23:08

Questa deliziosa settimana è stata allietata dalla pubblicazione di una mia foto qui, sul blog degli Umarells (per chi non lo conoscesse, straconsigliato).
Un simpatico test mi dice che sono Carrie Bradshaw, come se ci fosse qualche dubbio a riguardo. Ma non è questo il punto e comunque non interessa a nessuno.
La visione di Gomorra mi ha lasciata in un misto di disgusto/indignazione/disprezzo conditi di mal di testa perenne da due giorni a questa parte, ma anche questo discorso si conclude così. Oggi mi sento di iniziare riflessioni e lasciarle in sospeso.

Una cosa, però, che sta iniziando seriamente a disturbarmi è la nuova moda di sfoggiare l'iconografia nazista (o totalitarista in generale) ovunque possibile, citare i motti come fossero filastrocche simpatiche, piazzare faccioni di Hitler a caso appena se ne ha l'occasione perché è molto alternativo e ci piace tanto provocare. Credevo che tutti gli anni di studio, fino alla noia, dei drammi portati dall'utilizzo della violenza a sostegno di ideali, di qualunque ideale, fossero riusciti a rendere evidente quanto tutto questo sia inaccettabile, avessero dato un'idea chiara della gravità di quanto è accaduto. E invece mi rendo conto che la memoria sta lentamente svanendo, un'ombra quasi mitologica sta avvolgendo i fatti storici, addirittura come se non fossero mai stati reali. Ma forse sono solo io, non abbastanza aperta, ancora troppo attaccata a vecchie idee, che non capisco il senso profondo e sovversivo di un avatar con svastica.


[
Consigli per gli acquisti (ovvero nuove fissazioni musicali):
- Hello Saferide
- Asobi Seksu
- The Cranes
- Lush
- Trespassers William
- The Radio Dept.
]

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lunedì, 26 maggio 2008
18:04

Gli incubi. Dormire di un sonno che non riposa. Comunque mi giri ho dei lividi che mi fanno male.
Le cose sensate da dire, o anche cose qualsiasi da dire, vengono sempre in mente troppo tardi, salvo poi affondare di nuovo al momento sbagliato.
La mia fede in Paolo Fox comincia a vacillare. Venere mi sorride, ma più probabilmente è strabica.

I won't disappoint you as you fall apart, some things should be simple, even an end has a start

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sabato, 24 maggio 2008
21:45

Probabilmente io meritavo di più


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mercoledì, 14 maggio 2008
21:32

Gli Scisma non hanno nulla da invidiare ad Afterhours e Marlene Kuntz. Paolo Benvegnù non ha nulla da invidiare a Manuel Agnelli e Cristiano Godano. 
Paolo si schernisce, ha una sorta di emo attitude che non si capisce bene se sia ironica o meno, ma poi quando canta non ha molta importanza sapere se si senta davvero un "uomo cane" perché è intenso e tagliente anche da solo, in piedi nella luce obliqua con la sua chitarra acustica e tira fuori quelle parole perfette che colpiscono fino in fondo.
Quando poi attacca Rosemary Plexiglas sono quasi lacrime.

Potrai dividere il mio corpo in parti uguali in un istante che purifica, non c’è nessun confine che divida e illumini la freccia e il suo bersaglio



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mercoledì, 07 maggio 2008
17:32

Mi servono ancora un po’ di ascolti per esprimere un parere definitivo. Sono in attesa del momento in cui saprò senza alcun dubbio se si tratti di un Album, di quelli che consumo a ripetizione per giorni e giorni senza sosta. Quelli che, se li sento dopo anni, anche solo una canzone per caso, in modalità random o alla radio, mi riportano alla mente esattamente chi ero, se c’era il sole o pioveva, a cosa pensavo, ricordano ogni sensazione come se fossi lì, meglio di una macchina del tempo.
Rimango stranita perché Riprendere Berlino per qualche ragione che non mi so spiegare al primo ascolto mi fa già questo effetto di lontananza e nostalgia e nebbia e affetto.
[sono ammantata di emozioni vaghe in questi giorni, forse voglio più primavera, dio la primavera mi rivolta sempre da dentro]
L’ultima traccia è appena terminata per la seconda volta. Play, di nuovo dall’inizio. Volume alto stavolta.
Ecco, si è aperto qualcosa. Un Album.

Non sarebbe bello non farsi più del male? E non sarebbe strano se capitasse a noi?

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02:37

Volevo solo scrivere quanto i social networks possano essere utili e allo stesso tempo insidiosi.
(mi rendo conto, sì, che la parola "insidioso" attribuita ad un social network è ridicola, ma sono le 2.30 e sto davanti al computer da forse 12 ore)
In questo momento oltre che stanca sono speranzosa, preoccupata, tesa, ma soprattutto confusa. Dopo 6 anni di acqua passata abbondantemente sotto i ponti, dopo lo schifo provato tante volte, ancora l'idea di un possibile contatto mi turba. Sono combattuta in direzioni diverse, riguardo a cose diverse.
Gioisco infinitamente abbandonando notevoli casini altrove, rimpiangendo l'onestà

[questo post è una supercazzola concettuale. forse.]

I love you, I love you, I love you, what's your name?

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lunedì, 28 aprile 2008
18:07

Credo che una delle cosiddette “tappe importanti” della vita meriterebbe un paio di righe, invece niente, il vuoto. Non ci sono sensazioni da raccontare, o cambiamenti da constatare. Presumo che tutto quello che si dice a riguardo sia un ammasso di stronzate da tremetrisoprailcielo, o forse no, ma va bene finché hai 16 anni e la consapevolezza è relativa. Essere a quota 22, e l’attesa e i rifiuti e i ripensamenti e i fallimenti e la paura e l’insicurezza e le idealizzazioni si sono susseguiti per anni, è piuttosto diverso.
I sogni da ragazzina sulla perfezione del momento sono stati messi in cantina da tempo. Ero convinta che sentire fortemente una cosa prima mi avrebbe portata a sentirla anche di più dopo, ma sbagliavo.
Non avrebbe potuto essere in nessun modo più vicino a quello che ho immaginato negli ultimi mesi, eppure non esplodo di felicità. Sono molto serena. Forse semplicemente perché non c’era niente da aggiungere e niente da togliere.

Waiting, you are
Fading, you are
Slowly drift off to sleep


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domenica, 20 aprile 2008
17:38

Quando arrivi a casa alle 6.30 puoi anche evitare di andare a dormire. Il sonno, a quell’ora, si è già rassegnato.
Saluto mia madre sorridendo (da quanto tempo non accadeva?) e scrivo un paio di cazzate sul retro di uno scontrino. Cazzate scritte al buio, che domani non riuscirò a decifrare. Cazzate che domani, ad ogni modo, non mi sembreranno più così degne di essere messe nero su bianco.
Sono vagamente fiera di me, e questo dopotutto va celebrato.

All’improvviso ho una voglia incontenibile di tutto, quel genere di voglia per cui credi potresti esplodere tanto la senti dentro. Voglia di estate, di sole, di concerti all’aperto, di vedere gli Interpol, di pantaloncini e magliette leggere, di Cade persino, di aria aperta, di sedermi sull’erba, di ridere.
Avere voglia è quasi meglio che soddisfarla.

Show me how you do it and I promise you that I'll run away with you

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